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Storia

Hitler prende il potere

Nel 1932 Sostenuto finanziariamente dai circoli industriali, Hitler riesce ad ampliare i suoi drappelli (SA), la cui azione consiste nello spargere il terrore. Le dimostrazioni antinaziste a Berlino, s’incrociano con i discorsi di Hitler a Düsseldorf, nel circolo degli industriali. Monopolisti e militaristi, temendo la vittoria del partito comunista tedesco, mandano una petizione che ottiene un risultato positivo. Il 30 Gennaio 1933 Hindenburg, sostenuto dalla cricca dei guerrafondai e dei membri del governo, tra cui Hermann Göring, stringe la mano ad Adolf Hitler, che inchinandosi servilmente riceve la nomina di cancelliere. Come risultato di questo accordo, il 22 Febbraio 1933 Hitler riceve l’aiuto finanziario di 3 milioni di marchi da Krupp, Flick, Schnitzler (IG-Farbenindustrie), Vogler e da altri industriali – per predisporre la campagna elettorale. Questo aiuto è assolutamente necessario perché il numero dei partigiani di Hitler diminuisce.

Incendio del Reichstag

L’incendio del Reichstag del febbraio 1933 fornisce a Hitler la perfetta occasione per far passare una legge che limita fortemente i diritti civili. I nazisti accusano del misfatto il partito comunista tedesco e istituiscono un processo a carico del suo presidente Georgij Dimitrov, che viene condannato a causa anche delle accuse di Hermann Göring. Il partito comunista viene messo fuori legge insieme ad altri partiti progressisti e gli hitleriani rinchiudono migliaia di tedeschi dietro i fili spinati e le grate. Fino al 1939 furono rinchiusi nei campi di concentramento 250000 antifascisti, dei quali 32000 furono decapitati con l’ascia.

 

 Discriminazione degli ebrei

Comincia così la persecuzione degli ebrei. La gazzetta settimanale nazista Stürmer fa una propaganda contro di loro, basata sugli istinti più ignominiosi. Vengono promulgate le leggi di Norimberga (Novembre 1935) con lo scopo della discriminazione totale degli ebrei, che vengono di fatto messi al bando dalla società. Vengono bruciati i libri scritti dagli ebrei. Boicottagli e persecuzioni, collocamento nei campi di concentramento, distruzione e incendio delle sinagoghe con l’accompagnamento dei tamburi hitleriani e dei riflettori, discorsi stravolti di Hitler, Göbbels e di capi della NSDAP, ecco il quadro del Terzo Reich in quel periodo. L’azione diretta contro gli ebrei, chiamata la Kristallnacht cominciò nel Terzo Reich la notte tra il 9 e il 10 Novembre 1938. La sequenza di quei fatti fu descritta durante la conferenza del 12 Novembre 1938. Ecco un frammento dello stenogramma:

Göring: Quante sinagoghe sono state bruciate nel Reich?
Heydrich: In tutto sono state distrutte mediante incendi 101 sinagoghe, 76 sono state devastate internamente, mentre sono stati rovinati 7500 negozi.
Göring: Che cosa significa sono state distrutte mediante incendi?
Heydrich: In parte si sono fatte sparire, in parte si sono bruciate.

Come risultato di questa conferenza, Göring fa un decreto. Eccone il primo punto.

“I cittadini tedeschi ebrei siano tassati con un contributo di un miliardo di marchi da pagare al Reich Tedesco.”

Riarmamento

A dispetto delle decisioni del trattato di Versailles, Hitler crea l’armata (Wehrmacht). Le prime truppe prestano giuramento nel Marzo del 1935. Durante la pace, l’armata ammonta a 36 divisioni, cioè 550000 soldati. La propaganda hitleriana si basa sulla “bibbia” Mein Kampf, che proclama ad alta voce le dottrine revisionistiche, chiedendo “l’estensione dello spazio vitale” (Lebensraum) per “la nazione senza terra” (Volk ohne Raum). Il 23 Novembre 1937, Hitler parla a coloro che sono stati educati alla Scuola delle SS a Sonthofen:

“La nazione tedesca ha diritto di occupare l’Europa e di uniformarla al Reich della nazione tedesca.”

Questa formula somigliava secondo il contenuto alla formula che Hitler aveva espresso nel Mein Kampf:

“Il movimento socialista nazionale deve fare in modo che non vi sia sproporzione tra il numero dei nostri abitanti e la superficie della nostra terra.”

Alfred Rosenberg lo sottolinea ancora più chiaramente:

 ”Noi non possiamo tollerare i polacchi, i cecoslovacchi… Essi devono essere spinti ad oriente per lasciare i terreni a disposizione degli aratri dei contadini tedeschi…”

Scoppio della II Guerra Mondiale

 

Nonostante il terrore che furoreggia e il numero costante delle vittime, Hitler asserisce di perseguire una politica pacifista. Tuttavia sono in molti a cercare di mettere in guardia la comunità internazionale sui piani aggressivi dei nazisti. Il manifesto “Hitler cioè la guerra” è proprio un avvertimento ed una invocazione a tutte le nazioni di Europa. Si rivolgono all’opinione mondiale i fuoriusciti patrioti tedeschi Albert Einstein, i fratelli Thomas e Heinrich Mann, Anna Seghers ed altri.

Tuttavia il mondo crede più alle parole di Hitler, che, approfittando dell’arrendevolezza dei governi delle potenze occidentali, ordina all’esercito tedesco di occupare l’Austria il 12 Marzo 1938; sei mesi dopo la Wehrmacht occupa una parte della Cecoslovacchia e infine, rompendo il trattato di München del 29 Marzo 1938, anche la Cechia e la Moravia (15 Marzo 1939).

Fin dal 25 Marzo 1939 Hitler ordina al Brauchitsch “di occuparsi del problema della Polonia” chiarendo che “la Polonia deve essere vinta completamente. Per decine di anni questo paese non deve più di essere considerato come un fattore politico”. Lo schema dell’attacco alla Polonia viene chiamato “Piano bianco” (Fall Weiss). Durante la conferenza del 23.5.1939 Hitler dice ai generali:

“Danzica non è l’oggetto principale del nostro conflitto. Esso è l’ampliamento dello spazio vitale dei tedeschi ad oriente e l’acquisto della sicurezza delle nuove fonti di nutrizione. Perciò non bisogna risparmiare la Polonia…”

Dopo alcune provocazioni presso i confini, tra cui è famoso l’attacco degli uomini delle SS vestiti con uniformi polacche alla stazione Radio di Gliwice, l’armata tedesca invase i confini della Polonia all’alba del 1 Settembre 1939. Non è facile menzionare tutti i crimini consumati dagli hitleriani nella Polonia occupata. Espropriazioni di case, bombardamenti di città e villaggi, distruzione e rapina di valori culturali, sterminio biologico di nazioni, persecuzioni per cause politiche, religiose e razziali, arresti, torture ed esecuzioni di massa dei prigionieri sono soltanto un esempio di quei crimini. I pali per gli annunci erano piene di notizie riguardanti le esecuzioni, e nonostante ciò pochissime erano quelle comunicate. Il governatore generale Hans Frank, intervistato da Kleiss, corrispondente del Völkisher Beobachter, il giorno 6 Novembre 1940 disse:

“A Praga, per esempio, s’incollavano grandi manifesti rossi con la comunicazione che in data odierna erano stati fucilati sette cechi. Allora mi dissi: se volessi appendere manifesti per ogni sette polacchi fucilati, non basterebbero le foreste della Polonia per produrre la quantità di carta necessaria.”

Nonostante il terrore sanguinoso in cui perirono circa 6000000 di cittadini polacchi, si ebbe la formazione di una forte opposizione. I polacchi non hanno deposto le armi e durante tutta l’occupazione hanno combattuto contro gli nazisti su tutti i fronti della II guerra mondiale. In tutti i Paesi occupati sorgono organizzazioni del Movimento di Resistenza. Nelle sue fila entrano patrioti che non si risparmiano per affrettare la sconfitta dei nazisti. Nonostante le vittime, le truppe partigiane distruggono i mezzi di comunicazione, fanno esplodere i trasporti coi soldati, provocano scontri con i nemici.

Campi di concentramento

Dal momento che scoppiò la II Guerra Mondiale, gli hitleriani disposero una rete di campi di concentramento, che insieme con i sottocampi – creati principalmente vicino alle fabbriche di armi – superarono il migliaio nel 1944. Il più grande di essi è quello di Oswiecim-Brzezinka (Auschwitz-Birkenau). Oltre ad essi, vennero creati i campi di sterminio di Treblinka, Belzec, Chelmno e Sobibor. Come mostra la statistica preparata dopo la guerra, perdettero la vita nei campi di concentramento complessivamente circa 10 milioni di persone.


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