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Bottino

Tutto ciò che i prigionieri avevano portato con sè veniva depositato in baracche adibite a magazzino, chiamato nel gergo del campo, “Canadà”. In 35 di quelle baracche, gruppi di prigionieri dovevano classificare l’enorme quantità di vestiario, di oggetti di valore, di denaro, ecc… Riguardo l’ammontare di quel saccheggio, Höss scrisse:   “Nonostante la costruzione di nuovi capannoni e di nove baracche, l’incessante lavoro diurno e notturno dei prigionieri, l’aumento del numero dei lavoratori e la continua partenza di vagoni – spesso anche venti – carichi di materiale classificato, c’erano sempre cataste di pacchi…
Trenta baracche appena costruite furono subito riempite, mentre pacchi di materiale non ancora classificato si elevavano in mezzo alle baracche. L’aumento del personale addetto a questo lavoro non riusciva a garantire l’adempimento del compito.” I rapporti periodici relativi alla quantità del materiale saccheggiato erano elaborati per il distretto di Lublin da Odillo Globocnik, capo delle SS e della polizia. Uno di questi rapporti definisce il valore degli oggetti, del denaro e dei preziosi pari a 178.745.960 marchi.                
Ripartizione del bottino  
Il bottino era spedito a diverse organizzazioni naziste e a stabilimenti. Gli atti processuali di Oswald Pohl e di altri ufficiali occupati nell’Ufficio Principale di Economia e Amministrazione abbondano di un’isolata quantità di documenti concernenti il bottino, camuffata con la dicitura Aktion Reinhard. Ecco alcuni frammenti:   “le spedizioni di orologi sono legate alla Aktion Reinhard. Ciò si può constatare in base ai documenti di consegna che si trovano nelle casse suggellate con ceralacca… Apparivano come mittente: “KL – Lublin” e qualche volta anche “KL – Auschwitz”.
Gli orologi venivano mandati a Oranienburg; gli occhiali all’Ufficio Sanitario; gli articoli di uso giornaliero, per esempio asciugatoi, valigie, sacchi, alleVolksdeusche MittelStelle (luogo dove risiedeva la commissione per il rafforzamento del germanesimo); gli asciugamani, le tovaglie, ai reggimenti militari; le pellicce, al Ravensbrück; i vestiti al Ministero delle Finanze. Dunque erano dieci-dodici i luoghi che ricevevano questi oggetti…” La lettera di Himmler a Oswald Pohl (Feld-kommandostelle – 10.1942 Geheim) contiene il seguente testo:   “… con le riserve di oggetti utili e di vestiario che si trovano nei magazzini di Lublino e di Auschwitz, quest’anno a Natale, saranno approvvigionati i seguenti luoghi: 1.Il gruppo volksdeutschen – d’Istria di circa 135.000 persone; 2.I tedeschi in GG-Zytomierz in numero di 45.000 persone; 3.Le colonie di volksdeutschen nel distretto Halbstädter nella cifra tonda di 40.000; 4.I volksdeutschen in Korizia nel numero di 15.000; 5.I volksdeutschen in Nikolajew nel numero… (il numero non è completato dalle Reichsführer SS); 6.I coloni GG – Lublino. Ogni volksdeutschen nei punti da 1 a % deve ricevere oltre il vestito, se è possibile, anche il mantello e il cappello, tre camicie e biancheria appropriata, e anche altre cose necessarie per vivere, oltre la valigia. Ai bisognosi si devono dare anche letti, coperte e lenzuola.” Degli oggetti presi agli uccisi nelle camere a gas e collocati nei magazzini, profittarono anche gli uomini delle SS, i membri della guarnigione del campo di concentramento per bambini ed equipaggiamenti per i lattanti.      
Prove materiali  
L’evacuazione dei magazzini è strettamente legata all’avanzata dell’Armata Sovietica. I nazisti lasciarono soltanto gli oggetti che per essi non avevano valore. Alcuni giorni prima della liberazione del campo di concentramento, i superstiti dei reggimenti delle SS in ritirata incendiarono tutti i magazzini. Nei sei magazzini che furono trovati nelle baracche bruciate parzialmente, si rinvennero:
348.820 completi per uomo
836.525 completi per donna
5.255 paia di scarpe da donna
38.000 paia di scarpe da uomo
13.694 tappeti
e grandi quantità di spazzolini da denti, pennelli da barba, oggetti di uso giornaliero, protesi per gambe, occhiali ecc.   Quell’enorme quantità di oggetti, pure se è una parte piccolissima del bottino, attesta il numero degli uccisi, rileva i nomi delle vittime (scritti sulle valigie) e dà la possibilità di stabilire che tra di esse vi erano bambini (“Waisenkind” -orfano-, ecc…). In uno dei magazzini in fiamme fu trovata una grande quantità di occhiali carbonizzati. Se su ogni dieci uomini, uno portava gli occhiali, quanti uomini perirono ad Auschwitz e a Birkenau? Quando davanti al Tribunale Militare Internazionale di Norimberga l’arringatore di Kaltenbrunner domandò a Höss (il fu comandante del campo di Auschwitz) “Come poteste adempiere queste operazioni?” Höss rispose:   “Nei dubbi che mi affliggevano, il solo e decisivo argomento era l’ordine rigoroso con i suoi motivi datomi dal Reichsführer delle SS, Himmler.” Ciò coincide col contenuto del protocollo riguardante le domante esplorative fatte a Höss l’11.01.1947 durante le quali dichiarò:   “Quando mi trovai nelle SS, educato alla disciplina di quella organizzazione, credevo che quanto mi veniva ordinato dal suo capo e da Hitler fosse giusto, secondo me sarebbe stato disonore e debolezza il cercare in qualsiasi maniera di evitare l’adempimento delle loro commissioni e dei loro ordini, e con tale punto di vista persistetti in ogni luogo a cui destinato, ed adempii con fervore a tutte le commissioni, anche quando nello svolgimento del mio lavoro nei campi di concentramento vidi fatti veramente inumani…” La terra di Birkenau nascose le ceneri e le ossa di milioni di vittime uccise nelle camere a gas, vittime non annotate nel registro del campo, dopo che furono distrutti tutti i documenti personali.